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FLESSIBILITÀ E RAPIDITÀ DI INTERVENTO

Da oltre 40 anni Lekkerland è leader nella distribuzione sul canale tradizionale e out of home

di Lorena Tedesco

Antonio Sareni, presidente Lekkerland

Antonio Sareni, presidente Lekkerland

Andrea Taglioretti, direttore Lekkerland

Andrea Taglioretti, direttore Lekkerland

Lekkerland Italia nasce nel 1980 dall’idea di alcuni distributori a cui era stato presentato, da parte dell’imprenditore Reiner Loacker (fratello del produttore dei famosi wafer), l’innovativo modello operativo di Lekkerland a livello europeo. È stato così creato un gruppo attivo nel canale del dettaglio tradizionale che riuniva inizialmente i soli distributori dolciari del nord Italia, per poi arrivare a coinvolgere oltre 40 centri di distribuzione sull’intero territorio nazionale. L’azienda è cresciuta negli anni anche in termini di fatturato e risulta oggi principalmente attiva nel comparto del dolciario, anche se il mercato di riferimento si è decisamente ampliato. Nell’intervista ad Andrea Taglioretti, direttore di sede di Lekkerland Italia, vediamo com’è cambiata l’azienda nel tempo, su quali ambiti ha focalizzato la propria attenzione e quali sono le sue aspettative nel breve e nel lungo periodo.

 

DUE ANIME DI SERVIZIO

«Lekkerland – spiega Taglioretti – significa “il paese delle cose buone”, facendo riferimento al dolciario, ma negli anni il nostro raggio di azione si è esteso andando a coinvolgere i comparti beverage, food e anche non alimentare. Oggi siamo leader nel commercio e nella distribuzione di prodotti dolciari, bevande e articoli d’impulso e cerchiamo di dare ai nostri centri di distribuzione un servizio a 360°, in ragione anche del fatto che essi si rivolgono a un mercato sempre più ampio, circa 55mila clienti sul territorio nazionale, di cui poco più della metà sono nell’ambito alimentare e la parte restante interessa il comparto Horeca. Nonostante la base del servizio di Lekkerland sia data dalla contrattualità con l’industria (oggi gestiamo infatti circa 350 accordi che coprono tutti i mercati), si può dire che Lekkerland abbia “due anime” di servizio: una più tradizionale, retail, con i ‘negozi di vicinato’ che da sempre rappresentano il nostro target di riferimento, e una più legata all’ambito del fuori casa, dovuta alla nostra recente forte espansione nel mercato dell’Horeca, a cui si deve un incremento della quota proveniente dal beverage, che rappresenta oggi il 25% del fatturato. Abbiamo quindi assortimenti che vanno bene per entrambi i canali, anche in termini di formato».

Come avete superato le recenti difficoltà di mercato, legate al post-pandemia e ai rincari di materie prime, gas e combustibili? Avete dovuto rivedere la vostra organizzazione, ad esempio, a livello logistico?

«Durante la pandemia, con l’arresto forzato di tutto il comparto Horeca, abbiamo lavorato essenzialmente con i negozi di vicinato, piccoli alimentari che hanno visto un enorme sviluppo del proprio business, crescendo anche del 50-60% a dispetto di chi era focalizzato sul Canale Horeca, che ha registrato cali anche del 95%. Quindi, nel complesso i volumi, seppur calati di qualche punto percentuale, sono rimasti nella media, compensati dalla grande crescita di alcuni a fronte dei grandi cali di altri. Per quanto riguarda l’aumento dei costi, abbiamo subito per tutto il 2022 i rincari che hanno interessato i prezzi di listino per le materie prime e i costi energetici e anche a inizio 2023 la situazione non sembra essere migliorata molto… Pertanto, come abbiamo fatto nel periodo pandemico, abbiamo cercato delle soluzioni per ridurre l’impatto dei costi e non far sedere troppo i numeri del canale: lavoriamo molto con l’industria e i produttori per cercare di contenere il più possibile gli aumenti (in media dell’11%) che interessano il settore a livello nazionale e internazionale. Abbiamo cercato delle soluzioni anche per quanto riguarda i consumi di energia e i combustibili, al fine di ottimizzare la situazione: sono state fatte delle migliorie e degli efficientamenti, riduzione e concentrazione dei giri delle consegne, abbiamo cercato il più possibile di limare tutti i costi. In Lekkerland, ad esempio, tutta la movimentazione viene fatta internamente con mezzi a batteria che durante il giorno si muovono e durante la notte vengono ricaricati, ciò che comporta notevoli consumi di energia elettrica. E gli automezzi che vanno in consegna sono alimentati a combustibile, i cui recenti rincari hanno determinato un aumento deciso dei costi, che abbiamo cercato di contenere efficientando ulteriormente i giri per ridurre i chilometri».

 

Come siete stati in grado di mantenere l’unità di gruppo? E quali sono i vantaggi attuali, alla luce di ciò che è successo, per i soci di un consorzio?

«Possiamo dire che i nostri associati, cioè tutti i centri di distribuzione che appartengono all’organizzazione, sono molto fedeli negli anni. Sicuramente la parte economica è rilevante, anche grazie alle opportunità promozionali, alle locandine, alla nostra linea di prodotti a marchio. Inoltre, da gennaio 2022, facciamo parte – a livello meramente contrattuale – del Consorzio C3 che aderisce alla Centrale di acquisti Forum. Ma i nostri soci ci scelgono anche per i vari servizi che offriamo e che diventano una parte fondamentale del loro lavoro. Dai rinnovi dei contratti annuali, con oltre 350 accordi rinnovati, agli assortimenti, alle proposte di novità, e poi l’anticipazione dei trend di mercato, partendo dall’analisi dei mercati similari o esteri. L’organizzazione di Lekkerland è fatta da una serie di imprenditori che presidiano quotidianamente il territorio e sono caratterizzati da una forte reattività e rapidità: appena c’è una novità, o una nuova tendenza si inizia subito, ciascuno per la sua parte, a lavorare con variazioni dell’assortimento, nuove referenze, e via dicendo. Ad esempio, appena è partita la pandemia, nel giro di un paio di settimane, avevamo già in assortimento ogni tipo di mascherina e tra i nostri produttori, in ambito di alcolici e superalcolici, qual cuno si è convertito a produrre i disinfettanti. La peculiarità di Lekkerland è proprio questa: la flessibilità e la rapidità d’intervento sul mercato. Quindi, supportare i centri di distribuzione con queste informazioni e con degli accordi nazionali consente poi di vedere i risultati sul mercato. Una volta fatta la lettura dei dati a nostra disposizione, studiamo delle soluzioni che mettiamo poi a disposizione di tutti; inoltre, in occasione delle riunioni con i cedi, prima da remoto e ora nuovamente in presenza, ci confrontiamo per esporre i risultati conseguiti nelle varie parti d’Italia, ciò che dà un’ulteriore spinta per far partire anche coloro che magari credono un po’ meno in un determinato progetto».

Quando la pandemia sarà definitivamente alle spalle, secondo lei su quali livelli si attesteranno i consumi Horeca? Ci sono stati dei cambiamenti che secondo lei resteranno nelle abitudini dei consumatori?

«Prima della pandemia il trend del mondo Horeca era in netta crescita e, dopo il forte colpo subito, ora ha già ripreso a crescere. Noi siamo convinti che ci sarà una ripresa importante e al tempo stesso pensiamo che qualcosa cambierà, come pure le modalità. Per effetto dello smart working, infatti, sono cambiati i luoghi e i momenti di consumo. Qui a Milano abbiamo rilevato il forte calo del momento del pranzo, mentre è cresciuto il momento dell’aperitivo sotto casa, soprattutto nella periferia e nei paesi in provincia. Quindi, il trend del fuori casa c’è e le persone staranno sempre meno in casa».

 

Come avete conosciuto e cosa pensate dell’iniziativa Rete di Impresa Distributori Horeca Italia?

«Noi conosciamo la Rete da quando non esisteva ancora… Conosciamo Edoardo Solei da anni, ancora prima che costituisse il gruppo di Whatsapp che ha dato il via alla costituzione della rete. Avevamo avuto dei colloqui con lui e con l’associazione di categoria per creare un gruppo unico. Poi Edoardo e i soci hanno iniziato a proporre una soluzione di rete di imprese che troviamo decisamente interessante. È un movimento politico e sindacale importante in quanto è riuscito a dare visibilità alla categoria in un momento, quello della pandemia, dove risultavamo totalmente invisibili agli occhi della classe politica. Noi, anche se al momento formalmente non aderiamo, siamo comunque sempre in contatto. Stiamo studiando dei progetti legati al mondo Horeca e, nel momento in cui avremo messo in pista ciò che stiamo facendo, valuteremo se entrare a farne parte».

Visto il carattere squisitamente politico sindacale che sta assumendo la Rete Horeca e i riconoscimenti sinora ottenuti per il nostro settore distributivo, cosa pensa si possa fare per dare un’ulteriore spinta alle nuove iniziative che l’evoluzione e la dinamica dei cambiamenti ci impongono, anche in funzione del PNRR?

«Come dicevo, vedo che la Rete si muove molto bene nell’ambito politico e sindacale, con interlocuzioni e contatti. Dal momento che lavoriamo molto con i mezzi di trasporto si potrebbe pensare, anche se sappiamo che c’è già un progetto in atto ma non ne conosciamo i dettagli, a degli incentivi ai veicoli elettrici anche se non è così facile rinnovare il parco mezzi».

 

Una proposta che la Rete vuole inserire tra le modifiche dell’assetto distributivo in funzione dell’evoluzione ambientale riguarda l’inquinamento derivante dal parco mezzi vetusto: occorre un deciso sostegno alla riconversione dei mezzi di trasporto operanti nei centri cittadini, con contribuzioni adeguate che stimolino questo processo di cambiamento. È d’accordo?

«Siamo assolutamente d’accordo con i piani di contribuzioni per incentivare l’ammodernamento. Un altro elemento su cui bisognerebbe lavorare sono i consumi energetici, che rappresentano un costo significativo per i centri di distribuzione. Molti dei nostri distributori hanno dei pannelli fotovoltaici sul tetto e durante il giorno, all’interno dei magazzini, tutti i mezzi che si muovono sono elettrici».

 

Cosa ne pensa della rivista DH Distribuzione Horeca?

«Ricevo la rivista periodicamente, mi sembra correttamente impostata e fatta bene. Sarebbe interessante se potessero essere inseriti degli spunti in più sugli investimenti finanziati che si possono fare, perché questi potrebbero favorire una lettura da parte di tutti i distributori e ne conseguirebbe immediatamente l’interesse dell’industria a presenziare».

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