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Tavoli di confronto per la ripresa

Nella foto di copertina: Gianfranco Di Sarno, onorevole

logo agrodipab associazione grossisti della distribuzione di prodotti alimentari e bevande

 

 

A CURA DI AGRODIPAB

L’Onorevole Gianfranco Di Sarno, politico, avvocato e docente di materie giuridiche, ribadisce l’importanza della filiera Horeca in Italia, un settore che coinvolge circa 400mila aziende e ha un volume d’affari di oltre 50 miliardi di euro

Le aziende distributrici di prodotti alimentari e bevande in Italia sono circa 4.000 e con la loro attività di supporto e fornitura di beni e servizi essenziali per i pubblici esercizi nel canale Horeca svolgono un ruolo inderogabile nel comparto in quanto segmento che garantisce qualità, freschezza e supporto tecnicologistico al mondo del fuori casa. Con l’arrivo della pandemia però le restrizioni imposte per contrasta-re l’emergenza sanitaria hanno duramente penalizzato l’intera filiera Horeca, compromettendo non solo i dati economici del settore, ma anche i modelli di gestione e sviluppo degli operatori. Il 2022 è stato condizionato anche dalle conseguenze della crisi geopolitica in Ucraina che ha inciso profondamente su uno scenario economico-commerciale già compromesso, specialmente per quanto concerne la gestione dell’incremento dei costi dell’energia elettrica, di carburanti, delle materie prime e di importazione dalle aree di crisi, e che al momento si stanno inevitabilmente riverberando sul consumatore finale. Malgrado le evidenti interconnessioni di questo settore operativo con gli esercizi Horeca e con il comparto turismo, i distributori non sono stati destinatari di alcuna misura di sostegno a partire dal 2020, quindi dalle prime battute della pandemia, e tutto questo ha amplificato la percezione di disagio negli imprenditori.

Ne parliamo con l’Onorevole Gianfranco Di Sarno:

La distribuzione Horeca è sempre stata un settore “invisibile”, su cui l’attenzione del legislatore e delle istituzioni è mancata per anni, e di cui si è sentita l’assenza in particolare durante l’emergenza pandemica. A cosa attribuisce questo limite? Pensa che qualcosa stia cambiando?

Penso che questo sia dovuto in primis alla mancanza di rappresentanza di comparto nelle istituzioni e il conseguente schiacciamento, amplificato soprattutto nei primi mesi della pandemia, tra GDO e distribuzione Horeca e la fuorviante quanto erronea assimilazione con altri settori di distribuzione. Nell’ultimo anno gli scenari di rappresentanza sono sicuramente cambiati, si comincia a parlare di distribuzione Horeca come settore specifico, con una propria identità chiara e definita e con delle proposte di buon senso. Fin dall’inizio ho interloquito in maniera costruttiva con AGroDiPAB che a mio parere ha fatto un buon lavoro di “edifica-zione” dell’identità della distribuzione Horeca, lì dove era lampante il vuoto e l’assenza di informazioni, veicolando proposte pragmatiche oggetto di dibattitto nelle commissioni competenti. Questo lavoro ha condotto lo scorso marzo all’introduzione della fattispecie di “filiera Horeca” nella normativa nazionale, un traguardo storico a mio parere, a cui è stato possi-bile giungere con un cammino di graduale conoscenza del settore, di cui io stesso mi sono voluto fare carico depositando emendamenti e ordini del giorno già nel primo Decreto Sostegni nel marzo 2021.

E’ stato tra i primi ad ascoltare le istanze del comparto, proponendo emendamenti proprio nel citato Decreto sostegni, può dirci quali sono state le sue principali proposte?

Mi sono voluto soffermare in parti colare sulle misure a sostegno della liquidita delle imprese, in primis sollecitando la proroga moratoria PMI e l’estensione della stessa sia alla quota in conto interessi sia in conto capitale del finanziamento, con il conseguente allungamento dei piani di ammortamento a completa tutela degli interessi delle imprese che vivevano una delle fasi più buie della storia economica del Paese. Tra le altre proposte ricordo quella della sospensione dell’Iva sui crediti non riscossi, la possibilità di ricevere un contributo, segnatamente in forma di credito di imposta su una percentuale dei crediti non riscossi dalle imprese della distribuzione, unitamente alla possibilità di poter accedere a un contributo sulla merce deperita. Ho proposto anche interventi tesi ad annoverare, nella formulazione del contributo a fondo perduto previsto dai primi due decreti sostegni, anche i costi fissi sostenuti dalle aziende di settore, senza trascurare l’urgenza di innalzare il tetto massimo di fatturato oltre quello, assolutamente limitante, dei 15 milioni. Ho formulato proposte di riduzione Tari e il riconoscimento di un credito d’imposta per i canoni di locazione di immobili commerciali, con un occhio verso la valorizza-zione della mobilità sostenibile per i veicoli attivi nella distribuzione Horeca.

Lei ha ottenuto un impegno preciso del Governo sia nel Decreto Sostegni Bis, sia in quello relativo ai Sostegni Ter per quanto riguarda la tutela della liquidità delle imprese (proroga mutui/proroga prestiti garantiti). Il Governo su cosa si è impegnato? Cosa è stato attuato?

Come accennato ho chiesto un preciso impegno al Governo, depositando un ordine del giorno che è stato accolto dal Governo, con il quale si è impegnato a estendere la moratoria finanziamenti in esse-re, nonché di prevedere l’allunga-mento del piano di ammortamento del debito in capo alle aziende, al fine di consentire alle imprese di poter ripagare il debito connesso ai prestiti in tempi maggiormente funzionali alle esigenze di riavvio e di reale ripresa economica. Questo impegno, accolto nel maggio 2021, rappresentò la premessa per la proroga della moratoria al 31 dicembre 2021 prevista poi nel DL Sostegni 2.

L’aumento dei costi delle materie prime, del carburante e di luce e gas, unitamente a quelli per il packaging sta impattando pesantemente su tutti i livelli della filiera Horeca, dalla produzione alla somministrazione. I distributori hanno chiesto ai Ministri competenti l’attivazione di un tavolo di filiera per analizza-re la contingenza e individuare soluzioni condivise attraverso lo scambio di informazioni tra i diversi attori, anche attraverso la definizione di linee guida univo che riguardanti l’intera filiera. Cosa ne pensa? La ritiene un’ipotesi percorribile?

I nuovi record raggiunti dai listini dei carburanti e l’escalation senza sosta di benzina e gasolio è chiaro che stanno mettendo in ginocchio le piccole e medie aziende. Le accise sulla benzina in Italia sono via via cresciute, portando queste tasse al secondo posto della classifica in Europa; stesso confronto si può fare anche sul diesel, dove però il nostro Paese risulta essere quello con le accise più alte nell’Unione Europea. Proprio per prevedere una strategia di sostegno verso quelle aziende che si occupano di trasporto ma che non rientrano nella fattispecie di autotrasporto e dunque in quel segmento soggetto a specifiche spettanze, ho presentato, nell’ambito del DL energia, un emendamento che prevedeva appunto l’estensione della disciplina del rimborso delle accise del gasolio commerciale, anche alle aziende di distribuzione di pro-dotti alimentari e di bevande per il canale Horeca, che utilizzano i veicoli di massa non inferiore a 1,2 tonnellate, nella prospettiva reale di alleviare gli oneri attualmente sussistenti in capo ad aziende che, pur operando nel comparto dei trasporti, risultano escluse da spettanze e benefici fiscali. In questa prospettiva, nelle ultime settimane ho chiesto in una recen-te interrogazione al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro della Transizione Ecologica se il Governo non intenda aprire un tavolo di confronto, al fine di individuare le soluzioni migliori con cui abbattere la dipendenza dell’Italia dall’estero sotto il pro-filo energetico. Sul versante delle agevolazioni sul fronte logistica, con alcuni emendamenti al DL energia, ho proposto delle misure di equiparazione del comparto dell’autotrasporto con quello della distribuzione alimentare su gomma in ragione della quasi totale assimilazione tra i due settori e la sussistenza di univoche problematiche concernenti l’incremento degli oneri energetici. Infine, in merito ai fortissimi rincari che hanno interessato le materie prime, in primis farine, burro, olio e lieviti, a fine 2021 ho chiesto in un’interrogazione al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Fo-restali e al Ministro dello Sviluppo Economico la promozione di un “Tavolo grano-pane” che valorizzi i prodotti dal campo alla tavola, unendo i produttori agricoli, le aziende molitorie, le imprese della panificazione e le aziende della distribuzione di prodotti all’ingrosso, nonché l’individuazione di iniziative utili, per quanto di competenza, tendenti a un percorso di consolidamento e rilancio delle imprese di filiera, contrastando con forza le speculazioni che potrebbero compromettere irrimediabilmente l’esistenza stessa delle aziende. Nelle scorse settimane, inoltre, sono stati convocati il tavolo di filiera del grano e il tavolo di consultazione permanente dell’acquacoltura e della pesca, al fine di approfondire le tematiche più urgenti e acquisire elementi utili a elaborare risposte efficaci e funzionali ai settori interessati. All’azione dell’Unione Europea devono infatti essere affiancate misure di sostegno a livello nazionale. Dobbiamo supportare le imprese in questo momento di difficoltà e garantire al settore agricolo di recuperare una parte consistente del valore aggiunto che si crea nella parte finale della filiera. Il pacchetto di misure inserite negli ultimi due decreti legge “omnibus” recanti molteplici interventi di sostegno ai diversi comparti economico-produttivi rappresentano un punto di riferimento importante per il rilancio auspicato sebbene alcuni aspetti meritano di essere migliorati e ampliati in sede di conversione in legge.

È tra i pochi parlamentari che ha maturato una conoscenza di settore, sebbene non provenga dal medesimo, quali sono secondo lei gli aspetti, anche di natura normativa che limitano l’intervento a tutela del comparto e delle sue potenzialità?

Nelle fasi di approfondimento e di studio che insieme ad AGroDiPAB – sono state avviate in questi mesi, mi sono reso conto che la stessa codificazione ATECO rappresenta una sorta di zavorra per il comparto poiché nella medesima classificazione vi rientrano distributori – alimentari e non – afferenti sia al comparto della GDO che dell’Ho-reca e questa sovrapposizione alimenta la confusione nell’interlocutore istituzionale e rischia di amplificare i vantaggi in comparti diversi da quelli che hanno maggiore esigenza di essere ascoltati. Sarebbe prioritario procedere con un aggiornamento della definizione delle attività economiche di settore che porti a separare i segmenti ed evitare depauperanti sovrapposizioni, che soprattutto in una stagione come quella attuale rischiano di compromettere la definizione di misure specifiche di settore. Partendo da queste premesse che ho intenzione di farmi promotore di questa iniziativa nelle sedi competenti.

Negli ultimi mesi uno dei problemi maggiormente ricorrenti tra i distributori Horeca, si colloca nella difficoltà di reperire personale, soprattutto autisti per i veicoli di trasporto dotati di patente C e di Carta di Qualificazione del Conducente (CQC). Come si potrebbe superare questo limite?

Conosco questo problema, poiché ho avuto modo di confrontarmi sia direttamente con gli imprenditori di settore sia con i medesimi lavoratori che molto spesso sono costretti a rifiutare ingaggi e contratti per l’assenza di adeguata patente e per le lungaggini oltre che per i costi esorbitanti che i citati attestati comportano senza dimenticare i vincoli esistenti in termini di requisiti per accedere agli stessi e di limitata fruizione delle agevolazioni previste dalla norma. Ho avviato un approfondimento teso a individuare una soluzione transitoria che possa agevolare l’assunzione di autisti con patente B da avviare all’ottenimento della patente C e della CQC (il cui costo può arrivare anche a 4mila euro), una sorta di deroga transitoria legittimata dalla profonda crisi di reclutamento che attualmente si registra e che se non è adeguatamente superata rischia di rallentare la ripresa del settore. Una ripresa di cui si registra una forte e improcrastinabile urgenza.

Io credo che nella semplicità di iniziative come questa si nasconda la chiave per voltare pagina e porre le basi per un futuro di crescita all’insegna del pragmatismo e della lungimiranza.

 

 

 

 

 

 

A sinistra, Roberto Santarelli, direttore responsabile di Tuttopress Editrice insieme all’on. Gianfranco Di Sarno

Roberto Santarelli e Gianfranco Di Sarno

 

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