L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Per fare fronte alle sfide del presente e del futuro professionale

di Dario Bussolin

Nell’ultimo articolo abbiamo parlato di formazione professionale, in particolare dell’importanza di sviluppare consapevolezza rispetto ai propri comportamenti all’interno del contesto lavorativo (non concentrandosi solamente sulle conoscenze e lo studio di nozioni) per valorizzare le cosiddette capacità trasversali, che ricoprono un ruolo chiave nell’evoluzione professionale. In un mondo sempre più veloce e in continuo cambiamento, le sole conoscenze rischiano di diventare obsolete in breve tempo e non essere più il vero e unico vantaggio competitivo per l’azienda. Allenarsi a saper affrontare il cambiamento, mettendo in campo una serie di comportamenti efficaci che possano consentire una costante crescita e gestione della complessità diventa prioritario per vivere bene la propria quotidianità lavorativa. Come promesso,  quindi, proseguiamo approfondendo una tra le capacità ad oggi ritenute fondamentali per far fronte alle sfide del presente e del futuro professionale, soprattutto per chi ha a che fare ogni giorno con l’accoglienza e le persone: l’Intelligenza Emotiva.

DEFINIZIONE

Molti di noi hanno già incontrato questa capacità: libri, corsi di formazione, podcast e magari anche in qualche CV. La sua recente popolarità è attribuita agli studi e ai libri (diventati best seller in moltissimi paesi) del giornalista scientifico Daniel Goleman; una prima definizione del costrutto è tuttavia da legare agli studi degli psicologi statunitensi Peter Salovey e John D. Mayer, che nel 1990 definiscono l’intelligenza emotiva come la capacità di un individuo di riconoscere, di distinguere, di etichettare e di gestire le emozioni proprie e degli altri.

MA A DISTANZA DI TUTTI QUESTI ANNI, RISULTA ANCORA NECESSARIO PARLARNE?

Una ricerca svolta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2021 per Aegis Human Consulting Group, con l’intenzione di aggiornare il suo modello di competenze e i suoi strumenti di valutazione delle competenze manageriali, ci dice di sì. Tra le capacità che più ricorrono nella letteratura alla base della validazione di questo nuovo modello, compaiono tutti gli elementi chiave che costituiscono l’intelligenza emotiva.

GLI ELEMENTI

Se guardiamo oltre le definizioni, scopriamo una capacità che coinvolge sia la nostra dimensione individuale sia la nostra relazione con gli altri e con gli ambienti in cui viviamo (ebbene sì, anche il lavoro!). Conoscere se stessi e le proprie emozioni, controllarle per non lasciare che siano loro a determinare il nostro comportamento e riuscire a incanalarle al meglio, dirigendole verso uno scopo produttivo sono i primi elementi che compongono l’intelligenza emotiva e riguardano soprattutto noi stessi. Essi si fondano sostanzialmente sulla consapevolezza come strumento per conoscersi e poter conoscere, per capire perché agiamo in un modo o in un altro. Volgendo lo sguardo alla dimensione relazionale dell’intelligenza emotiva scopriamo l’empatia e l’importanza di saper riconoscere, rispettare ed entrare in sintonia con le emozioni altrui e, infine, la competenza sociale: il saper leggere e comprendere le leggi non scritte che regolano l’interazione con gli altri per poter instaurare relazioni positive.

UN ALLEATO DELLE PERFORMANCE DI ECCELLENZA

Questo non significa naturalmente dimenticarsi di pensare con razionalità, ma, al contrario, ricordarsi che oltre alla razionalità, alle cose da fare e agli obiettivi di business da raggiungere, ci sono le persone. Anche perché l’intelligenza emotiva si dimostra un ottimo alleato delle performance di eccellenza. Secondo Daniel Goleman: “l’intelligenza emotiva (QE) è due volte più rilevante delle capacità cognitive (QI) come fattore predittivo di performance eccezionali”. Parliamo di un’importanza del 66% contro il 34%, e questa differenza si amplia se ci focalizziamo su chi ricopre ruoli di leadership, collocando l’intelligenza emotiva alla base dell’85% dei rendimenti eccezionali dei migliori leader. Tirando le fila, lavorare sulla capacità di intelligenza emotiva ci consente di entrare davvero in relazione con l’altro e di sintonizzarci sulle sue esigenze, supportandoci nella creazione di ambienti e servizi inclusivi, accoglienti e a misura di persona.

*Dario Bussolin

Manager della divisione Human Capital del gruppo Aegis Human Consulting Group, Psicologo e Psicoterapeuta in Formazione, Coach, formatore e consulente per le organizzazioni. Da 10 anni collabora con l’Università Cattolica di Milano in progetti di ricerca e supporto alla didattica nel dipartimento di Psicologia. Impegnato nello studiare i processi organizzativi e valorizzare le qualità professionali e personali delle persone, Dario accompagna i professionisti in percorsi di allenamento per consolidare il proprio stile di Leadership, attraverso confronti, metodo, esperienze concrete e tanta passione.