MOCKTAIL E CLASSICI

Tradizione, salute e innovazione guidano il comparto delle bevande analcoliche, sempre più protagoniste nei consumi fuori casa e nell’export globale

Di Paolo Andreatta

L’identità del beverage italiano sta cambiando, trovando un equilibrio inaspettato tra i ricordi d’infanzia e le nuove esigenze di benessere delle giovani generazioni. Secondo la recente indagine realizzata da AstraRicerche per ASSOBIBE, il legame tra gli italiani e le bevande analcoliche è profondo e radicato: per 8 connazionali su 10, queste produzioni meritano di essere riconosciute come vere ambasciatrici del gusto tricolore all’estero. I dati parlano chiaro: il 71% degli intervistati dichiara di preferire i classici della tradizione come chinotti, gassose e limonate, mentre il 70% attribuisce un valore fondamentale all’utilizzo di ingredienti territoriali, come gli agrumi siciliani o le erbe alpine.

Tra rito e tradizione

Per il mondo dell’Horeca, questi numeri tracciano una rotta precisa:

il consumatore moderno non cerca solo una bevanda, ma un’esperienza che coniughi qualità e consapevolezza. Oltre la metà del campione, infatti, orienta le proprie scelte verso varianti sugar-free (59%) o a basso contenuto calorico (60%). Non è solo una questione di salute, ma di lifestyle: il rito dell’aperitivo si sta evolvendo verso il fenomeno dei mocktail (cocktail analcolici), particolarmente apprezzati dai Millennials e dalla Gen Z per la loro capacità di unire convivialità e naturalità. In questo scenario, le imprese del settore stanno rispondendo con un’innovazione costante che non dimentica le radici, ma guarda a packaging sostenibili e nuovi profili gustativi. Ne abbiamo parlato con il Presidente di ASSOBIBE, Giangiacomo Pierini (nella foto a destra).

Presidente Pierini, alla luce della ricerca AstraRicerche, che momento sta attraversando oggi il settore nel rapporto con le giovani generazioni?

«Il settore che rappresento deve saper coniugare l’innovazione con la tradizione perché abbiamo prodotti che hanno secoli di storia, che fanno parte delle abitudini di consumo degli italiani e che sono apprezzati anche dalle nuove generazioni.

Al contempo, ci sono trend molto interessanti tra i giovani, come il fenomeno degli aperitivi analcolici e dei mocktail. L’aperitivo è un momento classico che noi presidiamo da tempo con varianti analcoliche, e stiamo notando un incremento di questi consumi a cui le imprese rispondono con forte innovazione di prodotto.

È necessario rendere il settore competitivo preservando i prodotti della tradizione, che sono riconosciuti come parte del Made in Italy alimentare e valore per tutta la filiera».

I giovani sono molto attenti a sostenibilità e salute. In questo contesto, come vede la scadenza legata alla Sugar Tax?

«Si tratta di una tassa, così come la Plastic Tax, basata su presupposti sbagliati. La Sugar Tax è una tassa che nasce in un momento di forte populismo politico con la premessa di colpire l’obesità, ma di fatto è stata scritta in modo da colpire qualsiasi prodotto, anche privo di zucchero. La vera ratio di quella norma non aveva nulla a che fare con la salute, ma era un obiettivo di quel governo per raccogliere fondi. Per questo vengono colpiti tutti i prodotti del portafoglio, purché dolci e analcolici. Tra l’altro i consumi di bevande analcoliche in Italia sono i più bassi d’Europa: siamo a 54 litri pro capite all’anno. Sono in continuo calo i consumi di bevande zuccherate da più di vent’anni e c’è una maggiore attenzione dei consumatori verso quei prodotti a nullo o a ridotto contenuto di zucchero che sono sempre più scelti. Anche in questo è importante l’innovazione fatta dalle imprese».

E per quanto riguarda la Plastic tax?

«La Plastic Tax è nata in quel periodo in cui si criminalizzava la plastica come materiale, dimenticandosi che è un materiale invece estremamente sostenibile perché per la produzione della plastica si mette un quantitativo di CO2 nell’atmosfera che è un decimo di quello necessario per la produzione del vetro e un terzo per quello dell’alluminio. La plastica, così come il vetro e l’alluminio che sono assolutamente riciclabili, è a sua volta riciclabile. Il vero problema è la dispersione della plastica nell’ambiente; quindi tassare un materiale che poi, con il Covid, abbiamo anche imparato a comprendere nei suoi elementi di forza, come la garanzia del prodotto e della sicurezza, è assolutamente sbagliato. Parliamo di due tasse che, se introdotte, sarebbero un colpo di grazia per molte piccole e medie imprese, renderebbero il lavoro difficile a tutti, determinerebbero inevitabili aumenti di costo con conseguente riduzione dei volumi e perdita di posti di lavoro. Per questo auspichiamo che questo governo rinvii o, meglio, cancelli questa norma una volta per tutte. Capiamo la difficoltà del momento e la congiuntura economica, ma ci aspettiamo almeno un rinvio».

Il 71% degli italiani preferisce bevande della tradizione. È un ritorno alle origini?

«Si tratta di prodotti riconosciuti dai consumatori come simboli del Made in Italy anche nell’export. L’80% dei consumatori riconosce questo ruolo alle bevande e 7 italiani su 10 valorizzano gli ingredienti territoriali. La qualità dei nostri prodotti non risiede solo nelle ricette, ma nella scelta di materie prime d’eccellenza, dagli agrumi del sud ai chinotti della Liguria. Siamo un Paese ricco di materie prime di qualità che sono ingredienti fondamentali da generazioni».

Quanto incide il trend “no-alcohol” sul vostro comparto?

«Il consumo no-alcohol nell’aperitivo è ormai un momento tipico. La ricerca di nuovi prodotti e mocktail porta l’intero settore, comprese le toniche, a riconsiderarsi e innovare con materie prime diverse. Questo garantisce un’offerta innovativa ma in linea con la cultura dell’alta qualità che contraddistingue i nostri prodotti senza alcol».

In chiusura, quale ruolo giocano queste bevande come asset del Made in Italy nel mondo?

«L’export ha visto un’esplosione: +117% negli ultimi dieci anni e +20% nell’ultimo biennio. Oltre ai prodotti globali, abbiamo eccellenze tipiche come cedrata e gassosa che sono sempre più apprezzate all’estero. Nonostante le preoccupazioni per le tensioni geopolitiche e i dazi, guardiamo con favore ad accordi come il Mercosur o il libero scambio con l’India, che aprono mercati fondamentali per la nostra tradizione analcolica».

8 SU 10 INTERVISTATI CONSIDERANO LE BEVANDE ANALCOLICHE “AMBASCIATRICI” DEL GUSTO ITALIANO NEL MONDO

Fonte: AstraRicerche per ASSOBIBE

54 LITRI CONSUMO ANNUO PRO-CAPITE DI BEVANDE ANALCOLICHE IN ITALIA (IL PIÙ BASSO D’EUROPA)

Fonte: ASSOBIBE

51% ITALIANI CHE LEGANO IL CONSUMO DI QUESTE BEVANDE AI RICORDI D’INFANZIA

Fonte: AstraRicerche per ASSOBIBE

+117% CRESCITA DELL’EXPORT DEL SETTORE NEGLI ULTIMI 10 ANNI

Fonte: ASSOBIBE

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Le bevande analcoliche italiane rafforzano il loro ruolo di ambasciatrici del Made in Italy, coniugando tradizione, innovazione e attenzione al benessere. Cresce l'interesse verso mocktail, prodotti sugar-free e ingredienti territoriali, mentre il settore continua a investire in qualità, sostenibilità e nuovi mercati. L'export registra risultati molto positivi, confermando il valore delle specialità italiane nel panorama internazionale e il potenziale di un comparto in continua evoluzione.
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